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Lanciavi sassi per vedere se la luna riflessa ti rispondeva.
Volevi sapere del tuo amore lontano.
Nel tremore dell’acqua mossa ascoltavi.
Ascoltavi, appoggiata al secchio come una bambina, la luna che cantava.
Cantava Fossati: canzoni che costruivano amori di stazioni sotterranee,
di baci sulla bocca nelle notti lontane.
Ancora un sasso, ancora un segreto.
Ora una foto mossa di lui che ti guarda dalla parte lontana del mare.
Assorto nel pane quotidiano.
Così passavi le notti, sasso dopo sasso, respirando la rugiada.
Quando il sole faceva capolino sulla collina,
raccoglievi l’ultima pietra, la più preziosa e rara:
il desiderio, quello più scandaloso, più inconfessato,
che forse stanotte chiederai alla luna.